Il direttore generale di Confagricoltura, Vito Bianco, segnala la necessità di un deciso e rapido cambiamento di rotta Mezzogiorno incapace di spendere i fondi comunitari “Ha ragione il ministro Tremonti quando denuncia la criticità delle amministrazioni regionali che hanno a disposizione risorse comunitarie ma non le spendono. Nel Mezzogiorno bisogna cambiare decisamente rotta; non sono ammissibili disfunzioni e carenze così macroscopiche in relazione alla gestione dei fondi dei piani di sviluppo rurale”. Lo ha sottolineato il direttore generale Vito Bianco intervenendo all’assemblea di Confagricoltura Bari. E Bianco ha ricordato agli agricoltori baresi come, in relazione ai fondi dei PSR a rischio di “disimpegno automatico” a fine anno, la situazione più critica sia proprio quella della Regione Puglia, che rischia di perdere risorse europee per 132 milioni di euro (che attivano, con il cofinanziamento di Stato e Regione, erogazioni complessive per 228 milioni di euro). Non meno grave la situazione di Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata (che, tutte e quattro assieme, mettono a rischio risorse per 322 milioni di euro e finanziamenti totali per 539 milioni di euro). La situazione è ancor più grave e preoccupante - fa notare Bianco - se si considera la nuova decisione di Bruxelles di legare il finanziamento della politica agricola comune al risanamento del bilancio pubblico. In pratica sono essenziali conti in ordine per evitare di perdere gli oltre 4 miliardi di euro destinati annualmente alle integrazioni di reddito, e essenziali per far quadrare i conti delle imprese. Vito Bianco si è quindi soffermato sulla manovra economica, ricordando come Confagricoltura abbia chiesto rigore con equità. “Agli agricoltori non si possono chiedere ulteriori sacrifici. Al contrario, occorre garantire le risorse necessarie a metterli al riparo da nuove fiammate dei costi di produzione, che tanto hanno pesato negli ultimi anni sui bilanci aziendali”, ha detto il direttore generale di Confagricoltura. “Sono imprescindibili il ripristino del trattamento agevolato per il gasolio agricolo e, soprattutto la stabilizzazione delle agevolazioni previdenziali per le aziende che operano nelle zone svantaggiate e di montagna (in scadenza a luglio) - ha concluso il direttore generale di Confagricoltura -. Le agevolazioni previdenziali agricole per le aree difficili, se non confermate e stabilizzate dal 1° agosto, comporteranno un maggior costo per le imprese di oltre 200 milioni di euro; peraltro in zone delicate e a rischio, in cui l’agricoltura svolge un primario ruolo produttivo ed un importante presidio territoriale. |