Dopo il brusco stop della trattativa gli allevatori decidono di bloccare il conferimento alle multinazionali della trasformazione Latte: una risposta avvilente. Ora o si chiude o si rompe Il presidente della Libera Associazione Agricoltori Antonio Piva ha incontrato i produttori di latte nella sala Achilli della sede cremasca dell'organizzazione per fare il punto, dopo una giornata ricca di appuntamenti: un incontro con la sezione latte regionale e un ulteriore incontro di coordinamento con le altre due organizzazioni professionali. Ma soprattutto dopo lo 'schiaffo' ricevuto dall'industria di trasformazione che ha portato alla rottura immediata del tavolo per la trattativa. "Dall'industria abbiamo avuto una risposta avvilente e tranciante - ha detto all'assemblea Piva -. A fronte di un aumento proposto del 20% hanno ribattuto con un 4%, non solo inaccettabile, ma che appare come un'evidente provocazione. Tradotto significa 34,7 centesimi. L'unica risposta è stata la rottura della trattativa, anche perché se avessimo tenuto aperto il tavolo significava partire da quella base per discutere il prezzo". Schiaffo per schiaffo la prima contromisura adottata dagli allevatori è stata quella di non conferire il latte ai due colossi multinazionali della trasformazione, Galbani e Parmalat, 'dirottandolo' verso realtà più piccole e verso le cooperative. Una mossa strategicamente azzeccata: considerato che il prezzo del latte spot è in continua ascesa e che Galbani e Parmalat producono anche formaggi freschi, togliere la materia prima dovrebbe costringerli a ritornare a sedersi al tavolo di discussione. Proprio ieri agli allevatori è arrivata una lettera dalla Galbani: ricca di 'autocelebrazioni' come ha detto qualcuno, ma che il presidente della Libera interpreta come uno spiraglio aperto: "Alla fine- sostiene Piva - dicono chiaramente che auspicano di non perdere conferimenti di latte. Loro hanno più fretta di noi e entro la metà del mese, comunque, si arriverà a una determinazione: o la definizione del prezzo, oppure la rottura totale". Anche perché mai come in questo momento il mercato dei formaggi sia teneri che a pasta dura, ma anche dello stesso latte a uso alimentare, vive un momento euforico. Il 2009 è stato un anno d'oro anche per prodotti, come il gorgonzola, che avevano creato dei timori. Che le multinazionali chiudano bilanci con milioni di utile, che la grande distribuzione, grazie anche a un ritocco in alto dei prezzi, si mantenga competitiva e che gli unici a rimetterci siano coloro che forniscono la materia prima appare, più che un paradosso, una vera ingiustizia, non solo economica. La definizione del prezzo potrebbe essere a 38 centesimi. Nel corso dell'assemblea non sono mancati momenti di discussione: per molti allevatori tale cifra sarebbe un rischio per alcune aziende. Ma la volontà è quella di trovare un ampio accordo. "Anche le altre organizzazioni professionali- ha detto ancora Piva- hanno dato segno di maturità e questo mi fa ben sperare nella compattezza del fronte". Compattezza che non deve essere minata dal tentativo che farà l'industria di andare a chiudere contratti 'porta a porta' con il singolo produttore, magari ingolosito da un centesimo in più: "Assolutamente non bisogna firmare da parte di singoli - ha concluso Piva - a meno di 40 centesimi: sarebbe un errore clamoroso che indebolirebbe l'intera categoria". |