Il comparto biogas è in crescita, ma molto dipenderà dal livello dei prossimi incentivi che verranno varati a favore del settore 250 impianti in funzione nel Nord Italia Parla Sergio Piccinini del Centro di Ricerche della Produzione animale La diffusione degli impianti di biogas è in crescita e si prevede lo sarà almeno fino alla fine di quest'anno, scadenza entro la quale è previsto un incentivo alla produzione pari a 28 centesimi per kW prodotto. Poi dipenderà dal livello degli incentivi alla produzione. Ne parliamo con Sergio Piccinini del Centro di Ricerche della Produzione Animale di Reggio Emilia che è uno dei principali esperti del settore. Quale è la situazione allo stato attuale? Nel nord Italia vi sono circa 250 impianti in funzione e un'altra cinquantina che entreranno in esercizio a tempi molto brevi. Poi mi aspetto una crescita ancora nei prossimi quattro - cinque anni. Certo che molto dipenderà dal nuovo livello di incentivazione che verrà introdotto a partire dal prossimo anno. Tuttavia siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei come la Germania che conta alcune migliaia di impianti perfettamente integrati nelle aziende agricole. Quale è la base dei prodotti da utilizzare? Alla base di tutto occorre considerare che si tratta di una opportunità di integrare le produzioni agricole e in particolare zootecniche valorizzando le deiezioni animali. Quindi occorre avere disponibilità di deiezioni, poi potere avere a disposizione sottoprodotti e scarti di lavorazione per contenere i costi. Ad esempio scarti della lavorazione del pomodoro, dell'ortofrutta, ma anche della macellazione. La loro possibilità di impiego è ammessa a condizione che vi sia un contratto di fornitura con un trasformatore. Solo in questo caso non sono più classificabili come "sottoprodotti". E' un dettato della normativa nazionale anche se qualche regione avanza alcuni dubbi, ma tra queste non vi è la Lombardia. Da ultimo si stanno sviluppando le coltivazioni energetiche finalizzate all'utilizzo nel di gestore. Parlo di sorgo, triticale e mais insilati. Dunque impianti in stretta connessione con l'agricoltura tradizionale? Certamente si. Il punto di forza di questi impianti sta nella valorizzazione delle deiezioni animali che devono rappresentare la base di partenza per la ricetta dei prodotti da introdurre nel digestore. E' quindi indubitabile che il pregio degli impianti di biogas passa attraverso la complementarità con l'attività agricola tradizionale e con la zootecnia contribuendo a migliorare il redito aziendale. In questo senso bisogna individuare il corretto dimensionamento dell'impianto in funzione delle disponibilità aziendali di materiale da utilizzare nel digestore. Così ci si affranca dall'alea di mercato delle materie prime e dall'affitto del terreno che sta diventando problematico. Insomma occorre fare in modo di avere degli impianti equilibrati e sostenibili sia dal punto di vista dell'integrazione tecnica ed economica con la realtà aziendale ma anche quello della sostenibilità ambientale. Vi è tutta una gamma di dimensionamenti al di sotto del megawatt che può essere valorizzata. Cosa intende per sostenibilità ambientale? Mi riferisco in particolare al problema dei nitrati negli allevamenti. Il biogas, di per sé, non è la soluzione del problema dei nitrati, ma se ben dimensionato e calato nella realtà aziendale può dare un contributo importante per la questione nitrati. Infatti il digestato è un prodotto di migliore qualità rispetto al liquame, è inodore ed è stabilizzato, per cui ha un uso ed una conservabilità più facili. Inoltre l'Europa prevede finanziamenti per trattamenti alle deiezioni animali e questo può essere uno di quelli. Con il ricavato della vendita dell'energia si possono fare investimenti volti a risolvere il problema. Infine non dimentichiamo la possibilità di realizzare impianti consortili con la partecipazione sia di zootecnici che di monocultori. In questo modo la superficie su cui utilizzare il prodotto è molto più ampia e si andrebbe a risparmiare sulle concimazioni chimiche. |