Tremila in piazza contro la crisi Il mondo agricolo è stanco di parole e pretende fatti, decisioni e provvedimenti ormai non più procrastinabili, come l'erogazione dei 45 milioni di euro da tempo promessi a favore delle aziende che hanno investito per acquistare quote di produzione del latte. Una goccia nel mare, quei 45 milioni, in un Paese che sta facendo enormi sacrifici per erogare aiuti di ben altra consistenza a settori industriali in crisi non sempre produttivi, e che tanto ha investito per salvare, per esempio una compagnia aerea di bandiera ormai al collasso. Un trattore con un rimorchio carico di prodotti agricoli ha aperto il corteo: era seguito da una banda musicale e da un 'declamatore di litanie'. A chiudere la lunga fila che si è snodata da CremonaFiere al centro cittadino, una serie di trattori. In piazza, con gli agricoltori lombardi, delegazioni di imprenditori dell'Emilia e del Piemonte: sul palco degli oratori, al termine del corteo, con Vecchioni, Bettoni e Piva, il vicepresidente nazionale e presidente di Confagricoltura Milano - Lodi, Mario Vigo; i presidenti di Confagricoltura Pavia, Walter Cibrario e quello di Mantova, Sergio Cattelan, il vice presidente di Bergamo Dario Vitali. Non aiuti a pioggia, ma interventi mirati: lo ha ribadito Vecchioni ricordando come in Francia si siano messi a disposizione 1,4 miliardi di euro per il settore, dopo la mobilitazione del mondo agricolo. "Non chiediamo aiuti, ma interventi mirati -ha aggiunto- e non si capisce perché in questo paese si siano trovati in una notte 300 milioni per l'Alitalia e non 200 per il latte e perché ci siano soldi per settori industriali in crisi mentre noi che diamo da mangiare al Paese dobbiamo elemosinare ogni anno quanto ci spetta. Non è certo con l'etichettatura, anche se utile, che si risolvono i problemi del settore". Gli agricoltori sono pronti a rispondere alla crisi continuando a produrre qualità a prezzi competitivi e puntando a prodotti di standard sempre più elevato, ma da soli non possono risolvere problemi che vengono da lontano e che sono al disopra delle possibilità di superamento da parte di una singola categoria produttiva. Iniziative come quella di venerdì 23 ottobre servono a sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi, di chi produce il cibo per tutti, ma spesso si vede tanto apprezzato per il prodotto finale, quanto non capito ed isolato nelle difficoltà di ogni giorno. Il 'funerale' simbolico è solo il primo passo. Il mondo agricolo intende reagire con la pragmaticità che gli è propria e non lasciare nulla di intentato per difendere le aziende, per garantire il consumatore finale e per dare un futuro al settore. |