Il presidente di Confagricoltura Mantova, Sergio Cattelan, interviene a proposito della fase informale di dibattito sulla Pac in atto nella Ue Dotazione invariata per pagamenti Pac E’ necessario porre dei paletti nell’assegnazione degli aiuti al reddito Già da qualche settimana, a livello comunitario è iniziata la fase informale del dibattito sulla Pac del periodo 2013 - 2020, considerato che l'attuale impianto normativo andrà a scadere con la domanda di maggio 2012. Lo scorso novembre, la commissaria uscente Mariann Fischler Boel aveva fatto circolare per gli uffici di Bruxelles un documento non ufficiale, riguardante una possibile impostazione della politica agricola comunitaria, con valenza 2013, con lo scopo di tastare il polso degli addetti ai lavori in merito ad un ulteriore trasferimento di risorse dagli aiuti diretti (domanda unica, o primo pilastro della Pac), alle politiche di sviluppo rurale (PSR o secondo pilastro della Pac). Fortunatamente per gli agricoltori, le reazioni della maggior parte degli stati membri, Francia, in testa, non hanno ritenuto praticabile l'impostazione della commissaria, perché toglierebbe ulteriori certezze al reddito delle imprese, a vantaggio di aleatori stanziamenti a favore delle misure ambientali e del sistema rurale in genere. Già oggi, con la modulazione, viene tolto un 8% dal premio Pac aziendale (aliquota modulazione in vigore nel 2010), per finanziare le misure del Programma di sviluppo rurale. Chi si è avventurato nelle presentazione di una domanda PSR sa bene quanto sia ardua e, a volte pericolosa, per i controlli che un imprenditore si porta in casa, la strada per arrivare al relativo contributo. Il COPA-COGECA, che raggruppa le organizzazioni agricole europee del settore, si è espresso, con qualche distinguo di alcune organizzazioni, di cui una italiana, negativamente sul medesimo documento. Logicamente Confagricoltura è sulla medesima linea. Il messaggio lanciato dalle rappresentanze degli agricoltori alle istituzioni europee è duplice: da un lato mantenere il budget attuale a favore del settore agricolo (circa il 44,2% del bilancio comunitario, pari a 53,2 miliardi di euro), dall'altro mettere in atto una inversione di tendenza, che porti a rafforzare il primo pilastro della Pac (pagamenti diretti). Consola che il nuovo commissario europeo, il rumeno Dacian Ciolos, si sia già espresso in tal senso in occasione delle sue prime uscite, anche se, per campanilismo, intenderebbe spostare più risorse a favore dei paesi di nuova adesione, tra cui logicamente la Romania. Confagricoltura è da sempre convinta che la tutela del paesaggio rurale si attui rafforzando l'impresa agricola, senza dover travasare ulteriori risorse a favore delle politiche rurali. Un'agricoltura efficiente significa anche tutela del territorio. I disastri ambientali infatti si verificano laddove i terreni sono abbandonati, in seguito alla chiusura delle aziende agricole, oppure dove l'urbanizzazione ha preso il sopravvento. Quindi, budget agricolo confermato o rafforzato e dotazione invariata per i pagamenti diretti Pac. Ma non basta. A parere di Confagricoltura Mantova è necessario porre dei paletti nell'assegnazione degli aiuti al reddito, con lo scopo di non sprecare preziose risorse. Ad esempio, con innalzamento del limite minimo di premio Pac da 100 euro (valore oggi vigente in Italia), a 400 euro l'anno, 700 mila aziende agricole (ma chiamarle agricole potrebbe essere un eufemismo) non accederebbero alle domande Pac, con un risparmio di circa 200 milioni di euro l'anno (due volte la cifra riconosciuta annualmente ai produttori mantovani con la domanda unica), che potrebbero essere impiegati con più successo nel rafforzare gli aiuti alle imprese che investono o che si trovano in pesanti crisi di settore. Per quanto concerne l'abbandono del sistema disaccoppiato basato sulla storicità di annate comprese generalmente fra il 2000 ed il 2006, qualcuno propone l'introduzione di un sistema basato sulla regionalizzazione, ove verrebbero smussate la differenze di entità di premio fra azienda ed azienda. Su questo argomento è presto per dare le conclusioni. Sarà invece necessario operare tutte le valutazioni del caso e proporre la soluzione più congeniale ai produttori lombardi, in particolare mantovani. Infine, per quanto riguarda i singoli settori, non devono essere abbandonati gli strumenti di regolazione del mercato, come ad esempio le quote, che semmai devono essere rese più efficaci e flessibili in funzione delle richieste del mercato, oppure sostituite con altri meccanismi di regolazione della produzione. La chiave di tutto, per avere prezzi remunerativi e quindi un reddito soddisfacente, come al solito, è produrre meno di quanto necessita il mercato. Una produzione agricola senza obiettivi, come quella attuale, porta solo a fluttuazioni ed ad instabilità mercantili, che invece necessita di stabilità per dare certezza di reddito alle imprese. Come sempre, Confagricoltura Mantova seguirà da vicino lo sviluppo del dibattito e porterà a livello nazionale e comunitario le istanze dei produttori, ai quali presto verrà chiesto, tramite il prezioso strumento delle sezioni economiche, di esprimersi in merito. Sergio Cattelan Presidente Confagricoltura Mantova |